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L'anestesia epidurale «affatica» il parto.

 

Riduce al minimo le sofferenze durante il parto.

Ma c'è anche un risvolto della medaglia per l'epidurale, la somministrazione, tramite un sottile catetere che arriva a contatto con il midollo spinale, di una soluzione analgesica. Secondo una revisione del Centro Cochrane per la medicina basata sull'evidenza, le donne che vi ricorrono hanno più spesso bisogno di interventi aggiuntivi durante il parto.

Nella rassegna sono stati esaminati 21 studi nei quali l'epidurale è stata confrontata con altre strategie anti-dolore.

A fronte di un'indiscutibile efficacia analgesica, l'epidurale è risultata più spesso associata ad alcuni "disagi" tra cui l'allungamento della seconda fase del travaglio,la necessità di farmaci che stimolino le contrazioni, il ricorso al forcipe (ma in Italia non si usa più) o alla ventosa, con i loro inconvenienti.

Il forcipe può danneggiare la vescica della donna e "ammaccare" la testa del piccolo, mentre la ventosa può lasciarla deformata per alcuni giorni (non accade non gli strumenti più moderni).

Non sono, invece, state identificate differenze nel rischio di parto cesareo, mal di schiena ed effetti collaterali immediati sul bimbo.

Il messaggio è chiaro: bisogna spendere più tempo per illustrare alle donne pro e contro dell’epidurale.

Secondo le stime più recenti (2000) in Italia solo circa il 4% delle donne ricorre a questa procedura non rimborsata dal Sistema sanitario nazionale, i cui costi ricadono sui pochi ospedali che la offrono gratuitamente o su chi la richiede.

                                                    Antonella Spa rvoli

 

Articolo del Corriere Salute del 10.10.05

 

 

Dal Corriere Salute